Torna alle storie
Roche – A fianco del coraggio
Voti totali:
Mia moglie Eiko, 52 anni, giapponese, è morta 6 anni fa per un tumore al cervello. Ha scoperto di essere gravemente malata la mattina di sabato 8 settembre , quando , dopo aver portato mio figlio di 6 anni dai miei genitori, l’ho accompagnata al pronto soccorso . Quella mattina ho sentito per la prima volta il mondo che si appoggiava sulle mie spalle, e ancora adesso mi domando cosa abbia provato mia moglie quella mattina nel sentirsi dire di avere un tumore al cervello . Glioblastoma multiforme, un nome per me sconosciuto e impronunciabile. Ho pianto e mi sono sentito inerme, debole, perso. Poi ho realizzato. Una moglie, un figlio piccolo, un male incurabile. Una guerra persa ma non senza combattere. Mi sono dedicato a Lei con la consapevolezza di voler in tutti i modi renderle ogni giorno sereno e felice, le ho dato un obbiettivo, io avrei fatto di tutto per trovare il modo di affrontare questo male, Lei avrebbe dovuto insegnare a nostro figlio la lingua giapponese e insieme il modo di convivere con il Mostro del male. Come due piccole formichine abbiamo seguito il percorso che molti altri prima di noi hanno fatto, entrambi con la consapevolezza che le armi con cui stavamo combattendo non erano sufficienti. Non ci siamo mai arresi, io ho chiesto scusa a Eiko perché quando il destino l’ha fatta cadere non sono stato capace di sorreggerla, ma le ho giurato che sarei stato sempre vicino a lei per aiutarla a rialzarsi. Le ho detto che era bellissima anche senza capelli, ma in silenzio da solo ho pianto quando lei mi ha chiesto di tagliarglieli perché cadevano a ciocche. 2000 parole per dire scusa, sono come una goccia in un mare di piccole cose che solo insieme si possono vedere ed amare. Gli ultimi giorni hanno lasciato il segno per sempre nel cuore mio e di mio figlio. Prima la sedia a rotelle, poi ha smesso di parlare e di mangiare, fino a restare ferma nel nostro letto. Perché io non volevo lasciarla sola. Eiko doveva sentire che io sarei stato con Lei fino alla fine. Ho visto mia moglie piangere solo una volta. Quella mattina ancora camminava, si è alzata dal letto ed è venuta in cucina da me. Ci siamo guardati in totale silenzio. Poi come per un automatismo ho aperto le braccia e in quel momento ho capito che lei aveva paura di morire. Ci siamo abbracciati per un attimo che per noi è durato una vita, un silenzio che faceva un rumore immenso e solo in quel momento l’ho vista piangere.