«Portami via con te, fammi volare»
«Da qualunque parte e via»
Manu si era distesa mollemente sul divano accanto a me e con una espressione languida, allungando i piedi, li fece scivolare sotto il mio maglione, al caldo.
Al quel gesto inaspettato e apertamente confidenziale, rimasi sorpreso non nascondendo un certo imbarazzo. Guardai affettuosamente la mia cara amica mandando al diavolo ogni titubanza. Mi feci coraggio e iniziai a massaggiare delicatamente e con un velo di trepidazione quelle estremità che, al tatto, le avvertii raggelate.
«Hai freddo Manu?»
«No, e che non so come…»
Rispose con voce calda e sottile. Poi, come a lasciar correre e non dar spazio ad altre domande, si rivolse ancora più perentoria:
«Dai, cosa facciamo domani? Portami via»
E iniziò a scalpitare freneticamente con i piedi, ben protetti, sotto la morbida lana del pullover.
Scoppiai a ridere dal solletico e i nostri sguardi si incrociarono unanimi in quel gioco amichevole.
«Basta Manu. Dai, mi fai morir dal solletico»
Ma, lei, cui piaceva farmi ogni tanto qualche innocente dispetto, quasi presa da una frenesia infantile, non smise di agitarsi. Colto da quelle strane convulsioni impossibili da controllare, ridevo e ridevamo scioccamente e di gusto.
Supplicavo di smettere e la guardai ancora, cogliendo nel suo modo di fare un’espressione da bambina capricciosa che mi fece intenerire.
«Dai, cosa facciamo domani? Portami via»
«Ma che dici? Certo, come sempre, se ti fa piacere ci vediamo»
Era la prima volta che insisteva così, per vederci.
«Dicono che ci sia una bella giornata, fredda, ma bella. Facciamo colazione al castello?»
Lei annuì sorridente e i suoi occhi neri e profondi lasciarono sfuggire quel riverbero di luce che già conoscevo, quando, vittoriosa, riusciva a convincermi a far quel che lei desiderava.
«Ah le amiche!» sospirai.
«Vorrai ben dire le donne? Tanto la spuntiamo sempre noi»
Il giorno dopo, inforcate le bici, andammo verso il castello. Lei, con la sua “momolina” color rosso bordeaux ed io, con il mio vecchio scassone nero, rimediato a Firenze.
Arrancammo fino alla torre Coltrina da cui tutta la città ci apparve addormentata e sostammo in silenzio all’aria frizzante del mattino.
«Sai, spero ancora di poter vedere tutto questo, qualcosa mi sta portando via»
«Non da me» risposi.
«Sì, volo via»
Gelo al cuore, e il suo sguardo era già lontano.